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Il costo della disparità: perché investire nelle donne conviene a tutti
di Katia Stancato - Tutor ENM
Iniziamo a parlare di soldi. Perché parlare di soldi significa parlare di leadership, autonomia, libertà. È anche, e soprattutto, parlare di potere. Ed è arrivato il momento di farlo in modo esplicito, soprattutto quando la disparità di genere si traduce in un costo enorme per tutta la società.
Lo ricorda bene l’economista Azzurra Rinaldi nel suo libro “Le signore non parlano di soldi”, che denuncia un dato quasi violento nella sua chiarezza: oltre 16 trilioni di dollari persi a livello mondiale in termini di talento non valorizzato e mancata performance. Ma non è solo una questione economica: c’è un prezzo invisibile che le donne continuano a pagare ogni giorno, fatto di rinunce, frustrazione e sogni lasciati nel cassetto. È il costo di una libertà negata, di un’autonomia a metà.
E se questo è vero ovunque, nel Sud Italia il conto è ancora più salato.
Donne e lavoro nel Mezzogiorno:
un doppio svantaggio
Secondo il rapporto SVIMEZ, il divario di genere nel mercato del lavoro nel Mezzogiorno è drammatico e strutturale. In Calabria, ad esempio, il tasso di occupazione femminile è tra i più bassi d’Italia, con un gap di circa 20 punti percentuali rispetto agli uomini. A livello europeo, siamo tra le ultime regioni per occupazione femminile.
Non si tratta solo di numeri. Il divario ha un impatto culturale e di prospettiva. Culturale perché una società che esclude le donne dal lavoro perde creatività, pluralità di voci, capacità di innovare. Di prospettiva, perché le bambine crescono sognando meno, modellando le proprie ambizioni su quelle, spesso ridotte, delle madri.
È quello che la Nobel per l’Economia Claudia Goldin chiama “divario di aspettative”. È dimostrato: se mettiamo un tetto alle ambizioni, limitiamo la libertà di intere generazioni e impoveriamo l’intera società.
Le tre forme del divario
Il gender gap si manifesta in tre modi ben precisi:
1 Segregazione orizzontale: le donne sono ancora concentrate nei ruoli di cura e meno rappresentate nei settori strategici, come quelli tecnico-scientifici (solo il 35% degli studenti STEM è donna).
2 Segregazione verticale: solo il 3% dei CEO in Italia è donna. Il soffitto di cristallo non è stato sfondato, è ancora lì.
3 Gender pay gap: anche a parità di ruolo, le donne guadagnano meno. Una disparità che non è solo ingiusta, ma profondamente demotivante.
Nel Sud, questi tre fattori si sommano al divario territoriale. Due gap in uno. Il risultato? Le donne meridionali devono fare una fatica non doppia, ma quadrupla per raggiungere risultati che altrove sono più accessibili, soprattutto per un uomo.
Dalla rinuncia al progetto:
serve un’alleanza
Cedere allo sconforto? Tutt’altro. Serve un’alleanza concreta tra istituzioni, università, centri di ricerca, imprenditori e sì, anche uomini. Perché favorire il lavoro femminile non fa bene solo alle donne, ma a tutta la comunità. Ogni nuova opportunità crea benefici per la famiglia, la rete sociale, il territorio.
Lo vedo ogni giorno nel mio lavoro, accompagnando le donne nei percorsi di auto-imprenditorialità. È un lavoro che mi appassiona e che considero una forma concreta di politica economica dal basso. Ho fondato TAO – Talenti All’Opera proprio per questo: intercettare e sostenere talenti dimenticati, spesso nascosti nei paesi più marginali, in territori dove c’è più bisogno di rinascita.
YISU Cal Donne:
l’impatto di una misura che funziona
Un esempio concreto è stato Yes I Start UP Donne, un progetto che negli ultimi mesi ha portato alla nascita di centinaia di imprese femminili molte partecipanti le ho seguite personalmente. Donne che hanno affrontato 100 ore di formazione e supporto tecnico, trasformando un’idea in un progetto validato e pronto ad affrontare il mercato. Donne che oggi sono più consapevoli, meno fragili, più determinate.
Le loro storie parlano chiaro: c’è Mariafrancesca, 50 anni, ha trasformato la sua passione per la fotografia in riscatto personale e professionale. Dopo anni di tentativi e ricerche di lavoro senza esito, ha deciso di rimettersi in gioco, dando vita a un’attività imprenditoriale che racconta il territorio, le persone e le emozioni attraverso l’obiettivo. La sua impresa non è solo una nuova fonte di reddito, ma un atto di coraggio e rinascita, che dimostra come la passione possa diventare motore di cambiamento. Loriana, insieme al marito, ha aperto l’Osteria Malaspina nel cuore di un borgo calabrese incantevole ma difficile da raggiungere. Situata nella piazza principale di Aiello Calabro, l’osteria è diventata un presidio di autenticità gastronomica, dove si celebrano i sapori locali, i prodotti a chilometro zero e le tradizioni culinarie calabresi. Il progetto non solo valorizza la cultura del territorio, ma contribuisce a renderlo più attrattivo, generando vitalità e nuove opportunità in un luogo altrimenti marginale. C’è la Libreria Raccontami, pensata per mamme e bambini. C’è la giovane orafa calabrese, decisa a portare l’identità del Sud nel mondo, e la cuoca che promuove il turismo delle radici con una scuola di cucina online. Idee diverse, ma unite dalla volontà di costruire futuro a partire dalle radici.
Misure pubbliche come leva strategica
Accanto a YISU Cal, esistono numerosi strumenti di sostegno all’imprenditorialità come “ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero”, “Resto al Sud”, “Resto al Sud 2.0” e il programma “Autoimprenditorialità Centro-Nord” di prossima apertura. A questi si aggiungono molteplici misure regionali che traducono concretamente la visione dei Fondi europei, offrendo opportunità reali e accessibili per chi desidera avviare o ampliare un’attività. E ancora ci piace citare il microcredito che in Italia rappresenta una risorsa preziosa da tutelare e valorizzare. Oggi è sempre più accessibile e si configura come uno strumento integrativo e complementare alle misure pubbliche di finanza agevolata. La sua flessibilità lo rende particolarmente adatto a sostenere iniziative imprenditoriali, soprattutto nelle fasi iniziali, offrendo un supporto concreto a chi vuole mettersi in gioco con idee e progetti sostenibili. Questi strumenti diventano ancora più efficaci quando sono accompagnati da un percorso di tutoraggio qualificato, capace di affiancare le persone e i progetti in ogni fase: dall’idea iniziale alla realizzazione, fino alla gestione operativa. È proprio questo supporto che può fare la differenza tra un sogno e un’impresa sostenibile.
Conclusione:
libertà, non concessione
Quando una donna che ha rinunciato al lavoro mi chiede: “Katia, come si diventa libere?”, rispondo sempre: con determinazione, coraggio e una misura aperta.
Il nostro compito è questo: rendere visibili le opportunità e portarle dove servono. È un’azione concreta, non simbolica. Perché quando una donna comincia a fare un lavoro che la fa sorridere, tutto il mondo sorride un po’ di più.


