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Comunicare i dati per educare: la nuova sfida dell’educazione finanziaria
DI Elisa Iacomelli - Giornalista
In un’epoca in cui i dati economici si muovono velocemente a livello globale e la quotidianità, sin dalla giovane età, richiede chiarezza, accessibilità e senso di responsabilità diventa essenziale promuovere un’educazione finanziaria solida e consapevole che sappia condividere i propri dati in modo chiaro ed efficace per evitare distorsioni, manipolazioni o fake news.
La giornata di aggiornamento professionale “Come comunicare i dati economici di un progetto di educazione finanziaria” promossa dall’Ente Nazionale per il Microcredito e dall’Ordine dei giornalisti del Lazio, svoltasi lo scorso novembre, è nata da questa necessità, ovvero offrire una cornice metodologica per comunicare in modo efficace i dati sull’educazione finanziaria, rendendoli accessibili sia ai giovani che ai decisori pubblici, individuando strumenti e pratiche che favoriscano una lettura critica dei fenomeni economici: dalle spese quotidiane alla progettazione imprenditoriale e proponendo un modello concreto e replicabile che trasformi la semplice trasmissione di informazioni in un vero e proprio percorso formativo, attivo e consapevole.
Il punto di partenza è quindi la fiducia del dato perché oggi, immersi in un contesto informativo sovrabbondante ma spesso poco affidabile, è fondamentale sviluppare una cultura orientata alla gestione responsabile delle informazioni. Questo significa imparare come si raccolgono i dati, quali strumenti sono adatti per analizzarli e soprattutto come raccontarli in modo chiaro e comprensibile.
Partendo dal mese dell’educazione finanziaria, l’incontro è diventato dunque l’occasione per rivolgersi a un pubblico competente, quello della stampa, per riflettere su come deve avvenire questa narrazione dei dati e in generale dell’economia evidenziando sempre l’importanza di promuovere l’educazione finanziaria. Progetti educativi come “Look Up the Future”, percorso di alfabetizzazione finanziaria ideato e realizzato dall’ENM che ha coinvolto i ragazzi di alcune scuole secondarie di secondo grado collocate in diverse regioni italiane, ha sottolineato come l’educazione finanziaria oggi non può più essere considerata solo una materia accessoria ma deve essere riconosciuta come una competenza chiave. Si tratta di una skill necessaria fin dall’adolescenza, perché i giovani si trovano presto a fare i conti con il mondo economico e finanziario. Questo comporta partire da elementi di base come la comprensione del funzionamento di un conto corrente, fino ad arrivare a competenze più complesse come la progettazione di un business plan o l’avvio di un’impresa. Tutto ciò mira a un obiettivo finale importante, ovvero allinearsi con le politiche europee che promuovono l’occupazione attiva e contrastano il fenomeno dei NEET, giovani che non studiano e non lavorano, trasformandoli in EET ovvero soggetti capaci di contribuire alla costruzione di un tessuto economico nuovo, solido e alimentato da una visione progettuale che parte dalle loro idee e si concretizza nella nascita di nuove start-up.
Partendo da questa visione è nata l’idea di coinvolgere durante la giornata di formazione l’Eurispes, per disporre di una base di dati solida, perché il giornalismo oggi si nutre tanto di narrazione quanto di numeri. Grazie infatti ai dati forniti da uno dei primi Enti nazionali di produzione ed elaborazione dati è emerso che in Italia, prima dell’intervento normativo recente, il livello generale di educazione finanziaria mostrava fragilità strutturali. Le indagini della Banca d’Italia (IACOFI) evidenziano un miglioramento molto modesto tra il 2020 e il 2023: l’indicatore complessivo è passato da 10,2 a 10,7 su una scala di 0-20, grazie a progressi negli atteggiamenti e nei comportamenti, mentre le conoscenze sono rimaste stagnanti. La pandemia ha inoltre amplificato fragilità già presenti, come la scarsa capacità di fronteggiare shock economici, difficoltà a rispettare impegni finanziari e la vulnerabilità crescente alle truffe online.
I risultati dell’indagine PISA 2022, pubblicati nel 2024, hanno evidenziato un deficit significativo nelle competenze finanziarie dei giovani italiani: 484 punti in financial literacy, contro una media OCSE di 498. La difficoltà non riguarda solo la comprensione di prodotti e concetti finanziari, ma anche la capacità di prendere decisioni ponderate, pur a parità di competenze in matematica e lettura. Le fragilità sono amplificate da tre fattori strutturali: lo svantaggio socioeconomico, che limita l’esposizione a esperienze informali di gestione del denaro; un divario di genere in aumento, con le donne mediamente meno preparate; e le storiche distanze territoriali tra Nord e Sud.
Le conseguenze sono concrete: scarsa capacità di valutare il credito, poca familiarità con strumenti di risparmio e previdenza, maggiore esposizione alle frodi digitali, un quadro che conferma l’urgenza di interventi educativi mirati.
Parallelamente a questo scenario critico, la domanda sociale di educazione finanziaria è risultata sorprendentemente forte. Il Rapporto Italia 2024 di Eurispes mostra che quasi il 65% dei cittadini è favorevole all’introduzione della materia a scuola, con un sostegno ancora più marcato tra giovani, laureati e i residenti nel Mezzogiorno. La consapevolezza dell’importanza del tema è già ampiamente diffusa.
Il salto di qualità è arrivato con la legge 21/2024 “Legge Capitali”, che ha reso obbligatoria l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale all’interno dell’insegnamento di educazione civica, per tutte le scuole e in tutte le fasce d’età. Le istituzioni hanno inoltre risposto con una serie di azioni coordinate: nuove linee guida ministeriali, il rafforzamento del Mese dell’Educazione Finanziaria, il lancio della prima indagine EduFin nelle scuole secondarie, l’ampliamento dei materiali didattici della Banca d’Italia e la diffusione continua dei dati INVALSI sull’alfabetizzazione finanziaria. Sempre da dati Eurispes ad un anno dall’avvio, mancano ancora statistiche ufficiali sull’implementazione, ma si registrano segnali incoraggianti: un quadro normativo stabile, risorse educative facilmente accessibili, crescente domanda di formazione dei docenti e una prima base informativa in costruzione grazie all’indagine EduFin.
L’educazione finanziaria rappresenta oggi uno dei pilastri fondamentali dell’inclusione economica, soprattutto per i giovani provenienti da contesti fragili. Ma per trasformare una riforma in un cambiamento reale serve una governance coordinata, che unisca scuole, istituzioni e attori competenti in un sistema di standard comuni, raccolta dati e pubblicazione trasparente dei risultati.
Se adeguatamente sostenuta e monitorata, l’educazione finanziaria può diventare uno strumento concreto di mobilità sociale, riduzione delle disuguaglianze e rafforzamento della resilienza economica delle famiglie, un obiettivo pienamente condiviso dal mondo della microfinanza. Ci troviamo in un momento storico in cui tutto questo diventa urgente perché l’evoluzione del mercato del lavoro e le sfide finanziarie che le nuove generazioni si trovano ad affrontare richiedono un cambiamento nell’approccio all’educazione finanziaria. Una comunicazione etica, fondata su dati verificabili, rappresenta oggi lo strumento più efficace per stimolare nei giovani consapevolezza, senso di responsabilità e partecipazione attiva alle scelte economiche che li riguardano direttamente.


