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Professionisti e competenze, i commercialisti co-protagonisti dell’impresa italiana
di Emma Evangelista - Direttore Microfinanza
Intervista al presidente CNDCEC Elbano De Nuccio
Ci sono figure professionali che sostengono l’impresa e ne diventano coautori. È il caso specifico dei dottori commercialisti e degli esperti contabili appartenenti al CNDCEC che fin dalla prima ora hanno deciso di attivarsi e sostenere le politiche microfinanziarie con protocolli di intesa con l’Ente Nazionale per il Microcredito. Le figure di questo ordine hanno una rilevanza specifica all’interno delle progettualità microcreditizie perché spesso incarnano la figura del Tutor, ossia dell’esperto in servizi non finanziari che accompagna il processo di strutturazione della idea imprenditoriale. Ma questi esperti hanno per il Paese e per il tessuto economico un valore precipuo perché in aggiornamento costante. Ne abbiamo discusso con il presidente Elbano De Nuccio.
Presidente, qual è oggi l’importanza dei Commercialisti nel mercato del lavoro e nello sviluppo d’impresa?
I Commercialisti italiani rappresentano ormai una componente strutturale del sistema economico del nostro Paese, e non lo dico solo per appartenenza istituzionale.
Con oltre 120.000 iscritti distribuiti in 132 ordini territoriali, la nostra categoria rappresenta una delle più vaste e qualificate comunità professionali italiane. Questa ampia e capillare presenza territoriale, unita a un livello di competenze certificato e costantemente aggiornato, rende il commercialista un punto di riferimento imprescindibile per imprese, cittadini, enti pubblici e privati.
La capillarità territoriale della categoria consente di affiancare in modo efficace le micro, piccole e medie imprese, che costituiscono la struttura portante dell’economia italiana, garantendo loro competenze tecniche, affidabilità e un supporto manageriale sempre più richiesto in un contesto normativo ed economico in continuo mutamento. Il commercialista, dunque, non è soltanto il presidio della correttezza contabile o dell’adempimento fiscale ma diventa un vero e proprio facilitatore di sviluppo.
Il commercialista, infatti, opera lungo l’intero ciclo di vita dell’impresa: dall’idea imprenditoriale alla fase di start-up, dalla gestione ordinaria alla pianificazione fiscale e finanziaria, fino ai percorsi di riorganizzazione e rilancio nei momenti più complessi, quali l’accesso al mercato dei capitali.
Questo ruolo costante di presidio tecnico e manageriale consente alle imprese di affrontare con maggiore consapevolezza i cambiamenti economici e normativi. In un momento storico segnato da transizioni digitali, energetiche e organizzative, la figura del commercialista si è evoluta fino a diventare un vero partner strategico dell’imprenditore.
In un mercato imprenditoriale e del lavoro che cambia rapidamente, i commercialisti svolgono anche una funzione sociale, in quanto intercettano le difficoltà di famiglie e imprese, agevolano percorsi di regolarizzazione, supportano la digitalizzazione e accompagnano le imprese verso una gestione più consapevole e sostenibile. In questo senso, la professione contribuisce in modo diretto alla competitività del sistema economico nazionale nel suo complesso.
In molte realtà, pertanto, soprattutto nelle aree interne o nei contesti più fragili, la rete dei commercialisti diventa una vera e propria “infrastruttura sociale”. Non è un caso che il Consiglio Nazionale dei Commercialisti sia sempre più coinvolto in iniziative che riguardano l’inclusione finanziaria, l’educazione economica e il sostegno all’autoimpiego e alla microimprenditorialità.
A tale proposito, è utile ricordare il nostro ruolo durante emergenze come quella dovuta alla pandemia da Covid-19, durante la quale i commercialisti sono stati in prima linea a supporto delle imprese in un momento di grande difficoltà dal punto di vista economico, finanziario e organizzativo. Anche grazie al nostro intervento (si pensi alla gestione della cassa integrazione, dei ristori, dell’accesso al credito, e così via), tante imprese sono riuscite a reggere l’impatto di tali eventi straordinari.
La nostra funzione sociale emerge anche nel quadro della collaborazione con l’Ente Nazionale per il Microcredito. Il protocollo sottoscritto nel 2023 evidenzia la volontà comune di valorizzare l’apporto della professione nei processi di supporto alle microimprese e alle categorie più vulnerabili. Il commercialista diventa così un ponte tra i bisogni reali del territorio e gli strumenti finanziari a disposizione delle imprese.
In sintesi, la centralità della categoria nel mercato del lavoro e nello sviluppo d’impresa si fonda su tre componenti fondamentali: competenze tecniche elevate, capillarità territoriale e vocazione sociale. Tale insieme di elementi rende la nostra professione non solo utile, ma essenziale per la crescita sostenibile del sistema produttivo italiano.
Il protocollo tra il Consiglio Nazionale dei Commercialisti e degli Esperti Contabili e l’Ente Nazionale per il Microcredito ha aperto nuovi spazi di collaborazione. Che ruolo può giocare il commercialista, anche alla luce della nuova normativa europea?
La collaborazione con l’Ente Nazionale per il Microcredito testimonia una visione condivisa tesa a creare un ecosistema che valorizzi, in una connessione virtuosa, l’imprenditore, la persona, la famiglia e il territorio.
Tale sinergia costituisce un tassello strategico per rafforzare tale ecosistema di supporto alle micro-imprese, ai professionisti e alle categorie più vulnerabili. Il protocollo d’intesa firmato il 4 aprile 2023 non si limita a sancire una cooperazione formale, ma definisce strumenti operativi concreti: percorsi formativi congiunti, inserimento dei commercialisti in short list dedicate, attività di tutoraggio per il microcredito, attivazione di sportelli territoriali e cooperazione in progetti finanziati da fondi europei. Tutti elementi che riconoscono al commercialista un ruolo tecnico-professionale di primo piano nell’inclusione finanziaria.
A questa cornice si aggiunge un elemento di grande attualità: la nuova normativa europea sul credito al consumo, che introduce la figura del “consulente del debito”. Questa figura è chiamata a svolgere, in modo indipendente, un ruolo determinante nella valutazione della sostenibilità del debito, nella prevenzione del sovraindebitamento e nell’assistenza al consumatore nel comprendere le proprie obbligazioni per prevenire situazioni di crisi. La normativa prevede che questa attività sia svolta da soggetti qualificati, dotati di competenze tecniche specifiche e di una solida etica professionale. È evidente che il commercialista, per formazione, obblighi di deontologia e responsabilità istituzionale, può certamente fornire un valido supporto in tal senso.
La nuova direttiva, inoltre, introduce obblighi più stringenti per la valutazione della sostenibilità del credito, richiede analisi personalizzate e basate sui dati effettivi del consumatore, e impone ai creditori un dovere rafforzato di monitoraggio, trasparenza e correttezza. In relazione a quanto detto, il commercialista può diventare un punto di raccordo tra l’erogatore e il beneficiario del credito, contribuendo a verificare la coerenza dei piani di rimborso e la capacità del soggetto finanziato di sostenere l’indebitamento nel tempo.
In quest’ambito, la connessione con il ruolo di tutor di microcredito appare naturale. L’attività di tutoraggio richiamata anche dal protocollo tra CNDCEC ed ENM implica, tra le sue funzioni fondamentali: 1) assistenza tecnica preliminare, con analisi della fattibilità economico-finanziaria del progetto; 2) supporto operativo all’avvio e alla gestione dell’attività; 3) monitoraggio post-erogazione, con verifiche periodiche e interventi correttivi tempestivi. Queste attività, centrali nel microcredito, coincidono con la logica di prevenzione del sovraindebitamento e con la filosofia della nuova direttiva europea: mettere al centro la sostenibilità del debito, tutelare la persona e accompagnare il beneficiario verso una gestione consapevole delle proprie risorse finanziarie.
Va sottolineato, inoltre, che il protocollo con l’Ente Nazionale per il Microcredito contempla la diffusione di sportelli territoriali con il coinvolgimento di professionisti iscritti agli Albi, facendo leva anche sulla loro diffusione sul territorio. Questo si sposa perfettamente con la visione della direttiva europea che intende rafforzare l’intervento tecnico di figure qualificate nell’ecosistema del credito al consumo e nella prevenzione del rischio eccessivo di indebitamento.
Inoltre, nell’ambito del microcredito — che non è solo uno strumento finanziario, ma un intervento di inclusione socio-economica — il professionista offre un valore aggiunto determinante: analizza il progetto, valuta la sostenibilità del debito, costruisce un percorso di accompagnamento imprenditoriale, segue l’impresa nella fase di avvio e di consolidamento.
Il risultato è duplice: da una parte, aiutiamo persone e micro-imprese ad accedere a strumenti di finanziamento che altrimenti sarebbero fuori dalla loro portata; dall’altra, ampliamo le opportunità di lavoro qualificato per i colleghi, nella direzione di una professione sempre più orientata al sostegno e alla responsabilità sociale.
Alla luce di questo quadro, il commercialista non può più essere visto come una figura confinata agli aspetti contabili, ma come un attore chiave nelle politiche di inclusione finanziaria, di sostegno alle microimprese e di prevenzione del sovraindebitamento. La nuova normativa europea rafforza questa visione, mentre il protocollo con l’ENM ne traduce concretamente l’operatività nel territorio.
Il commercialista diventa così un professionista che unisce competenze tecniche, funzione sociale e responsabilità etica, contribuendo a promuovere modelli di sviluppo sostenibile e percorsi di riscatto economico per migliaia di cittadini e imprenditori.
Parliamo di sostenibilità: il Consiglio Nazionale sta sviluppando diverse iniziative relative alla compliance ESG e alla redazione dei bilanci di sostenibilità. Quanto è importante questa attività per le piccole e micro imprese italiane?
La sostenibilità è oggi una componente essenziale per la competitività delle imprese e per la credibilità dei sistemi economici. L’introduzione degli standard europei sulla rendicontazione di sostenibilità, il crescente interesse degli investitori e le nuove linee guida bancarie sulla valutazione dei rischi ESG hanno reso chiaro che il tema non riguarda più solo le grandi imprese, ma l’intero tessuto produttivo.
Per rispondere a questa sfida, il CNDCEC ha elaborato diversi documenti scientifici e strumenti operativi per guidare i professionisti e le imprese nella costruzione di percorsi di sostenibilità concreti e misurabili, che diventano ormai fondamentali in tutti gli aspetti della vita aziendale: dalla verifica degli adeguati assetti all’accesso al credito, dalla competitività sui mercati internazionali ai rapporti con gli stakeholder.
I contributi sviluppati permettono di valutare gli aspetti ambientali, sociali e di governance in maniera sistematica, integrando criteri qualitativi e quantitativi e traducendo i principi internazionali in un linguaggio comprensibile anche alle realtà di minori dimensioni.
Il valore di queste iniziative risiede soprattutto nella possibilità di rendere la sostenibilità accessibile anche alle micro e piccole imprese. Molte di queste realtà, infatti, pur riconoscendo l’importanza dei temi ESG, non dispongono internamente delle competenze necessarie per affrontare un processo strutturato di rendicontazione o per integrare i fattori ESG nella pianificazione strategica e nei propri modelli di business. Grazie all’intervento del commercialista, è possibile identificare priorità, fissare obiettivi realistici, valutare rischi e opportunità, nonché predisporre report di sostenibilità chiari e conformi alle aspettative degli stakeholder.
In tale ambito, l’apporto della nostra categoria si esprime anche attraverso l’attività di verifica di tali report, atteso che sono proprio i commercialisti i principali attori nell’ambito della revisione della rendicontazione di sostenibilità.
Anche in questo caso, l’impatto sociale e i benefici per il territorio e le comunità sono significativi. Una micro o piccola impresa che adotta un modello di governance trasparente, che misura i propri impatti ambientali, che tutela il capitale umano e che comunica in maniera responsabile, consegue benefici concreti: migliora la propria reputazione, accresce la propria competitività, rende più attrattivo il proprio modello di business e, non da ultimo, consente un miglioramento nell’accesso al credito. Le banche, infatti, sono sempre più orientate a premiare comportamenti sostenibili nei processi di valutazione del merito creditizio, così come i fornitori e i clienti richiedono maggiore trasparenza lungo l’intera value chain.
Il commercialista diventa quindi un attore fondamentale di questa transizione. Grazie alla sua conoscenza della realtà aziendale, delle logiche finanziarie e degli obblighi normativi, può aiutare l’impresa a integrare la sostenibilità nel proprio business model e nei propri obiettivi strategici. Non si tratta solo della mera redazione un documento, ma di accompagnare un percorso evolutivo che rafforza la resilienza e la capacità dell’impresa di affrontare le sfide del futuro.
In definitiva, sostenere le micro e piccole imprese nei percorsi di compliance ESG significa rafforzare la struttura economica del Paese, promuovere la competitività dei territori e favorire un modello di crescita equilibrato, inclusivo e orientato al lungo periodo.
La nostra professione è pronta ad assumere questo ruolo con competenza, responsabilità e visione.


