Una finanza innovativa per uno sviluppo sostenibile. intervista a leonardo becchetti

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Lorenzo Semplici ENM - Progetto F.A.S.I.

Leonardo Becchetti, professore ordinario di Economia politica presso l’università di roma tor vergata

Innovazione e Sviluppo Sostenibile: quali sono gli elementi imprescindibili per rendere generativo questo binomio? Dopo la pandemia stiamo vivendo una straordinaria congiunzione astrale nella quale è chiaro a tutti qual è la direzione di marcia verso il progresso e il bene comune. Gli slogan che tutti scandiscono dall’Unione Europea, al governo, alle regioni, sono transizione ecologica, digitale, inclusione sociale. È evidente che in futuro innovazione e sviluppo sostenibile debbano lavorare su questi tre ambiti, se possibile collegandoli ed intrecciandoli sempre di più. Le innovazioni che avranno più successo saranno pertanto quelle che accelereranno la transizione ecologica. Io parlo sempre di bocce che devono saper colpire sei birilli: creazione di valore economico, creazione di posti di lavoro, riduzione del rischio ambientale, riduzione del rischio sanitario pandemico, aumento della ricchezza di tempo e di senso del vivere. Sembra complicato detto così avere delle bocce che colpiscono simultaneamente sei birilli e la difficoltà sta proprio nel passare dai titoli alle loro declinazioni. Sappiamo che l’economia circolare sarà sicuramente uno dei punti nevralgici dove innovazione e sviluppo sostenibile dovranno incontrarsi. Per economia circolare intendiamo una vera e propria rivoluzione. Nel modello lineare l’input era la materia prima il prodotto durava il meno possibile secondo il principio dell’obsolescenza programmata per poterne vendere un numero maggiore possibile, della destinazione del rifiuto ci si preoccupava poco. Nell’economia circolare la percentuale di materia seconda riciclata è fondamentale per la qualità dell’input. Il ciclo di vita del prodotto va allungato il più possibile. Forme di accesso e di sharing sostituiscono in molti casi la proprietà diffusa di prodotti poco utilizzati. Il rifiuto deve diventare materia seconda e far nascere nuovi prodotti. Questa rivoluzione richiede moltissima innovazione e moltissima tecnologia. Dobbiamo scoprire i segreti della natura e dobbiamo disegnare i prodotti in maniera diversa in modo che siano già adatti a questi nuovi obiettivi. La posta in gioco in termini di transizione ecologica e quella altissima di riuscire a creare valore economico in modo molto più sostenibile dal punto di vista ambientale. Fondamentale da questo punto di vista il ruolo che possono e devono avere le authority regionali che possono e devono, sul modello olandese, diventare intermediari e broker di materia seconda favorendo l’innovazione in un settore fondamentale per il nostro futuro ma non ancora maturo. Altri temi chiave saranno quelli dello smart working e della mobilità sostenibile. Sul primo caso la quarantena è stata un’esercitazione forzata che ci ha aperto nuovi orizzonti. Abbiamo scoperto che lo smart working è un gruzzolo di tempo liberato perché la percorrenza casa lavoro incide negativamente sulla soddisfazione di vita ed è un tempo morto. Ovviamente c’è un trade -off perché la qualità delle relazioni in presenza è superiore a quella distanza… Però con un po’ più di smart working possiamo coltivare meglio la nostra vita di relazioni familiare, siamo più ricchi di tempo e riusciamo anche a fare più cose nella stessa giornata. Inoltre, lo smart working ci rende più produttivi e riduce l’impatto ambientale. Alternando il lavoro a distanza e il lavoro in presenza ridurremo l’impatto del lavoro e della produzione sulla sostenibilità ambientale. Si parla, a regime, di almeno un 40% di lavoro da remoto per le pubbliche amministrazioni e per i servizi. Non per le scuole ovviamente dove per la formazione dei ragazzi è fondamentale la presenza in aula I volumi di scambio legati agli strumenti della Finanza Sostenibile stanno crescendo. Ci può dare qualche dato? I dati sono in continua evoluzione. Nell’ambito dei fondi d’investimento sappiamo che ormai pressoché ogni fondo d’investimento si preoccupa di valutare l’esposizione del proprio portafoglio al rischio ambientale. L’acquisto di informazioni dalle società di rating e la costruzione di misure di esposizione al rischio sono fondamentali per tutti gli attori del settore ormai. E sono molti (direi il 40 percento almeno di tutta la finanza gestita) a usare i criteri di sostenibilità ambientale per la selezione dei titoli. Le emissioni di green bond stanno esplodendo e cominciano ad essere realizzate anche da stati sovrani e amministrazioni locali. Lei è Consigliere del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Recentemente si sta occupando di coordinare il Gruppo di Lavoro sulla Finanza Sostenibile: cosa significa innovare la Finanza per renderla uno strumento capace di orientare in maniera innovativa lo sviluppo economico verso la sostenibilità? La finanza sta cambiando molto rapidamente da sé senza bisogno di nessun impulso politico dall’alto. Già da tempo utilizza tecniche e meccanismi in grado di misurare l’esposizione al rischio ambientale di imprese e attività produttive, già da tempo le imprese e le attività più esposte a questo rischio subiscono un deprezzamento dei valori degli asset. Adesso al rischio ambientale si aggiunge il rischio Pandemico. Investitori finanziari prima di decidere su cosa puntare si domandano oggi se l’impresa o l’investimento che vogliono sostenere sia proiettato nel futuro della transizione ecologica o invece cammina su vecchi binari che molto presto rischiano di diventare binari morti. Alcuni primi studi di ricerca indicano che i prezzi degli asset e delle azioni risentono sensibilmente oggi sia del rischio climatico (le abitazioni in zone a maggior rischio idrogeologico perdono valore) sia dell’esposizione ad eventuali futuri lockdown (gli investitori calcolano quando una determinata attività sia poco trasferibile sul digitale e quindi più esposta a rischi di rallentamento in caso di nuovi lockdown). Quello che gli investitori finanziari chiedono alle istituzioni è di aiutarli a capire come valutare la sostenibilità ambientale di un prodotto. In parte gli intermediari finanziari più evoluti ovviamente sono già organizzati da soli e le società di rating ambientale sono oggi già molto importanti vendendo i loro servizi sui mercati. L’orientamento dell’attore pubblico però resta fondamentale perché da esso deriveranno decisioni rilevanti in materia di agevolazione fiscale e di voto col portafoglio delle amministrazioni che già oggi utilizzano criteri ambientali come elementi premiarli negli appalti e nella scelta dei beni e servizi acquistati Quali sono i risultati preliminari del confronto del Gruppo di Lavoro sulla Finanza Sostenibile? Stiamo chiedendo ai principali intermediari finanziari del Paese di aiutarci a costruire uno schema semplice di indicatori di sostenibilità capace di misurare quanto un investimento ci aiuti a muovere nella direzione della transizione ecologica. L’idea non è quella di dare patenti fisse a buoni e cattivi, quanto piuttosto di stimolare e favorire il cambiamento positivo. Con questo percorso stiamo seguendo, ma anche anticipando, il cammino dell’Unione Europea convinta anch’essa di dover sviluppare una metrica per la sostenibilità ambientale. In Europa per ora ci sono però soltanto linee guida. Sono stati definiti sei ambiti, la centralità dell’economia circolare e criteri generali per i quali investimenti che migliorano sui sei domini possono essere considerati green. Con il percorso italiano possiamo anticipare, sperimentare e nel caso stimolare con le nostre proposte il cammino Perché gli operatori del mercato finanziario dovrebbero adottare criteri di selezione degli investimenti e dei soggetti da finanziare più green e social? Innanzitutto, per proteggersi da un rischio. Qualche anno Microfinanza • 2020 • n. 30 35 MF_30_INnew_Layout 1 24/07/20 13.29 Pagina 35 fa il governatore della Banca Centrale inglese Tim Carney aveva ammonito le maggiori aziende petrolifere mondiali che i loro giacimenti si sarebbero fortemente deprezzati perché molto del petrolio che contengono non si sarebbe mai estratto per via della decarbonizzazione. Qualche giorno fa la British Petroleum ha annunciato pesanti svalutazioni delle proprie attività confermando la validità della previsione dell’ex governatore della Banca d’Inghilterra. Gli intermediari finanziari oggi sono in grado di misurare e valutare questi rischi. Un altro esempio: ci sono due acciaierie che producono vicino ai centri urbani come l’Ilva di Taranto e la West Alpine di Linz. Mentre la seconda ha avviato da tempo un percorso di investimento sulla sostenibilità lo stesso non è accaduto a Taranto. Col senno di poi un investitore una decina di anni fa avrebbe dovuto intuire che l’Ilva era molto più esposta a rischi di sostenibilità ambientale che avrebbero messo in difficoltà la sua redditività rispetto a quanto lo fosse la West Alpine che aveva anticipato il problema, costruito un percorso con gli stakeholder del territorio e investito opportunamente sulla sostenibilità ambientale. Gli investitori finanziari fanno ormai abitualmente queste valutazioni prima di decidere su cosa e come investire, sia che si tratti di comprare delle azioni o delle obbligazioni, che si tratti di finanziare con capitale di rischio o capitale di credito un investimento dell’impresa. Potendo scegliere tra due aziende di redditività simile preferiscono senz’altro quella meno esposta al rischio ambientale. L’emergenza Covid19 pensa che possa accelerare il processo di transizione verso una finanza innovativa e sostenibile? Penso senz’altro di sì. Stanno uscendo molti lavori scientifici sulla relazione tra inquinamento dell’aria da una parte e contagi e decessi causati dal Covid-19 dall’altra. Era già noto in precedenza in letteratura che l’esposizione di lungo periodo alle polveri sottili indeboliva i polmoni e favoriva l’insorgenza di malattie polmonari e respiratorie con esiti di ricoveri ospedalieri di emergenza. Curiosamente due di questi studi fatti qualche anno fa riguardavano campioni di pazienti di Milano e di Wuhan. Tra i lavori più attendibili che circolano ce n’è uno di colleghi di Harvard sugli Stati Uniti, uno sulle polveri e le province italiane realizzato da un gruppo di ricerca a cui ho partecipato e uno appena uscito che ha studiato la situazione in Germania. Ci sono poi lavori che misurano l’effetto quasi concomitante delle polveri come veicoli di trasmissione del virus che hanno trovato risultati preliminari molto significativi. I risultati sono molto simili: l’esposizione alle polveri è un fattore aggravante che aumenta contagi e decessi. Se evitiamo di far finta di niente e prendiamo coscienza di quanto è accaduto dovremmo accelerare nella transizione ecologica. Già prima del COVID-19 l’OMS ci diceva che ogni giorno le polveri sono responsabili di circa 219 morti in Italia. E già prima del COVID-19 erano più di cento i giorni nei quali nei capoluoghi lombardi le polveri sforavano i limiti massimi stabiliti. Ora dopo la pandemia il problema è apparso in forme ancora più gravi. Dobbiamo assolutamente accelerare la transizione ecologica per ridurre l’esposizione ai rischi ambientali e pandemici del cuore produttivo del nostro Paese. Più in generale va anche considerato che durante la pandemia è aumentata la consapevolezza che non ce la possiamo fare da soli e che solidarietà, interdipendenza e cura per l’ambiente che ci circonda sono fondamentali per la nostra sopravvivenza. È a partire da questa consapevolezza che la sensibilità sulle questioni ambientali è aumentata Gli strumenti della microfinanza, in questa prospettiva, possono giocare un ruolo chiave? La microfinanza può giocare un ruolo molto importante. La stragrande maggioranza del tessuto produttivo italiano è fatta di microimprese e il problema dell’accesso al credito per piccoli e piccolissimi imprenditori è molto rilevante. Sistemi che riducono il razionamento del credito e facilitano l’accesso a prestiti per investitori che hanno idee ma non hanno garanzie e collaterali sono pertanto molto importanti. Il tema, ben noto nelle prassi dell’Ente Nazionale per il Microcredito, non è solo quella della mancanza d’informazione quanto quello di una relazione e di un percorso di accompagnamento. Per questo il ruolo dei tutor è fondamentale. Oggi la realtà e l’urgenza della transizione ecologica richiedono, per il bene stesso degli imprenditori che devono muovere nella direzione giusta, una attenzione sempre maggiore di chi segue questi progetti al tema della sostenibilità ambientale. Per ogni nuovo investimento finanziato dovrebbe essere necessario, attraverso un cruscotto di indicatori, valutare l’impatto dell’investimento in materia di transizione ecologica. Una questione chiave nell’ottica della transizione ecologica che richiede un’accelerazione di innovazione e digitalizzazione è quella della trasmissione dei contenuti della ricerca dal mondo scientifico ed universitario a quello delle imprese. Da questo punto di vista il ruolo propulsore dell’Ente Nazionale per il Microcredito, che ha appena concluso una convenzione con il MIUR, può fare da volano su questo punto decisivo per il nostro futuro.

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