Essere, apparire, formarsi: lavorare sulla qualità

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di Emma Evangelista - Direttore Microfinanza

Creare la propria specificità lavorativa significa posizionarsi all’interno di un sistema economico complesso i cui la qualità, le performance e la formazione specifica diventano i fattori discriminanti per il successo, a cui consegue un’alta remunerazione e una buona posizione sociale. Il soggetto vincente è colui che attraverso caratteristiche di duttilità e competenza riesce ad aggiornarsi costantemente e relazionarsi in modo efficace ed efficiente con la tecnologia, la finanza, le strutture aziendali. In particolare il tema della qualità delle conoscenze che determina la qualità del lavoro e l’inclusione dei soggetti svantaggiati sono un focus importante contemplato negli investimenti europei per la prossima decade. Il mercato del lavoro europeo e la remunerazione salariale adeguata sono i fattori su cui si basa la lettura dei dati occupazionali e la valutazione per le predizioni dei prossimi anni in virtù proprio di quegli stanziamenti che vedono nella formazione al lavoro e nell’inclusione sociale le priorità della Commissione UE. Così come la qualità del lavoro è uno degli obiettivi dell’agenda 2030 in termini di giustizia sociale ed economica. Nella conferenza “Costruire la forza lavoro di domani: partecipazione inclusiva e posti di lavoro di qualità per un’Europa competitiva”, organizzata congiuntamente dalla Commissione Europea e dal Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), sono state analizzate: Occupazione e sviluppi sociali in Europa (ESDE 2025), Mercato del lavoro e andamento salariale in Europa (LMWD 2025), con lo scopo di capire come liberare il potenziale delle persone sottorappresentate nel mercato del lavoro e allo stesso tempo come promuovere posti di lavoro di qualità, anche attraverso salari equi e un’economia competitiva1.
In questo ambito naturalmente le competenze digitali diventano discriminanti. Secondo i dati Istat nel solo 2025 è raddoppiato l’uso dell’IA, soprattutto nelle grandi imprese, ma sono ancora lontani gli obiettivi del “Decennio Digitale”, uno dei più importanti è portare entro il 2030 il 90% delle PMI a un livello “base” di digitalizzazione. Per l’Italia il grado di raggiungimento dell’obiettivo passa dal 68,1% nel 2023 e all’88,3% nel 2025, lasciando cinque anni per coprire i restanti 11,7 punti percentuali 2. Dunque lo scenario che si apre in questo 2026 chiede ai lavoratori più competenza, formazione di alto profilo che sia sostanzialmente basata su un aumento delle hard skills relative alla comprensione e all’uso di nuove tecnologie digitali e strumenti di intelligenza artificiale per il controllo delle mansioni, per il supporto del lavoro e della gestione d’impresa. La formazione permanente non è solo un obbligo ma una vera e propria opportunità per trovare una collocazione adeguata nel mondo del lavoro. Saper fare, conoscere, significa saper gestire il proprio tempo e organizzare il proprio lavoro in modo efficace. Ciò che non è chiaro è se l’investimento sulle risorse debba essere di tipo personale o se sia il datore di lavoro a dover contribuire in questa fase alla formazione del lavoratore o del giovane che si appresta all’ingresso nel mondo economico-produttivo. L’Europa dal canto suo mette a disposizione fondi e programmi di formazione, anche se alla volontà del singolo è deputata sempre la scelta e la possibilità di migliorare la propria professionalità, per essere e non solo apparire, per diventare protagonista nella sua professione e nella sua impresa.

NOTE
1 https://employment-social-affairs.ec.europa.eu/document/download/28e87284-443d-4cd1-a71c-d5b4a406e4ca_en?filename=EESC-EC_ESDE-LMWD_13%20Nov%202025_final.pdf
2 https://www.istat.it/comunicato-stampa/imprese-e-ict-anno-2025/

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