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Marco Cervellera Conti Avvocato

Nel mondo moderno, dove le distanze concettuali sono state compresse da ciò che abbiamo saputo accogliere nella nostra quotidianità come lo svilupparsi della fase di “Globalizzazione”, sempre più imprenditori, con la più alta accezione positiva del termine, spinti anche dalla volontà nell’inserirsi in mercati di Paesi che potessero integrare la propria esperienza nel proprio campo professionale di appartenenza, hanno apprezzato l’idea dell’Internazionalizzazione. La veloce mutevolezza delle normative che regolamentano gli aspetti primari e principali della Impresa vanno riscontrate non soltanto in territorio nazionale ma andranno ponderate e soprattutto conosciute, con egual attenzione, nei Paesi ospitanti. Non voglia quanto succitato essere inteso come una volontà di far desistere quanti abbiano in animo uno sviluppo estero degli affari ma l’approccio, a volte, avviene col non porsi nel dubbio su alcuni aspetti prioritari che, per assodata padronanza della gestione della propria Impresa nel proprio Paese, potrebbero celare alcune difficoltà non sempre di facile individuazione. In prima analisi vi è da osservare che l’Internazionalizzazione di una attività abbisogna di una capillare fase prodromica atta alla consapevolezza di quanto è, ovvero potrebbe essere, il rischio dell’operazione per l’Impresa stessa. Le fasi preliminari, riferite a realtà di qualsiasi dimensione, sono quelle azioni che permettono di elaborare un quadro completo che, per quanto non scevro da imprevisti congiunturali di varia natura, offrono all’imprenditore una visione di insieme presunta, al fine di ottenere una quanto più vera rappresentazione dell’obbiettivo prefissato oltre, per alcuni Paesi, alla necessaria disamina e scelta delle possibili collaborazioni, in loco, con operatori economici della stessa natura con l’obbiettivo di instaurare un duraturo e leale rapporto di partenariato. Sarà necessaria una pianificazione accurata, un meticoloso piano finanziario atto alla disamina espositiva stabilendone il punto di arresto per calmierarne il rischio e, in ultimo al fine di darne maggiore evidenza, un’ottima conoscenza delle norme estere regolatrici della attività tali da evitare risultati non voluti dovuti alla possibile differenza interpretativa delle Leggi di riferimento. Pertanto, in linea di principio, bisognerà individuare delle risorse, nei propri collaboratori o consulenti di fiducia, la cui peculiare attitudine sia quella dello sviluppo di un piano di fattibilità analitico che ne comprenda gli aspetti economicofinanziari e normativi. A seguito della effettuata analisi, l’Imprenditore sarà pronto nell’essere inserito nel tessuto economico produttivo del Paese ospitante con la responsabilità etica di rappresentanza di causalità del proprio Paese di origine armonizzando la propria cultura, capacità e rispetto con le realtà economiche con le quali dovrà condividerne confronti, competenze e competizioni. Un passaggio consigliato per le Imprese che sono alla prima esperienza estera potrà essere quello della interlocuzione con Enti Istituzionali preposti (MAECI, Camere di Commercio Italo/Estere, ICE, Unido Itpo Italy) al fine di una maggiore comprensione della materia di argomento.

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